Psicoterapia e Scienze Umane


Norme redazionali

Psicoterapia e Scienze Umane, anche se di fatto ha sempre avuto un suo stile redazionale, fino ai primi anni 2000 non ha mai pubblicato istruzioni precise agli autori per la compilazione dei manoscritti e delle bibliografie, e questo anche coerentemente con il carattere interdisciplinare della rivista, aperta ai contributi più vari e scritti con lo stile personale degli autori. E' utile però dare alcune indicazioni precise in merito alla battitura del materiale da inviare alla rivista, per facilitare sia il lavoro dell'editore che quello della redazione, considerato anche l'aumentato numero degli articoli che vengono inviati per la pubblicazione. Va detto però che se l'articolo è già stato scritto seguendo norme redazionali diverse, può non valere la pena che l'autore lo rielabori completamente allo scopo di renderlo perfettamente aderente alle norme che qui vengono indicate, ma può essere preferibile inviarlo così com'è (o redatto seguendo parzialmente queste norme, però è indispensabile che vi sia almeno il riassunto in italiano, e che la bibliografia non sia con numeri progressivi ma con i cognomi degli autori nel testo). Infatti, nel caso che poi l'articolo non venga accettato per la pubblicazione c'è il rischio che l'autore faccia un lavoro inutile. Consigliamo quindi di seguire queste norme redazionali nel caso esse vengano lette prima della stesura dell'articolo, così dopo, nel caso di accettazione, verrà evitato il lavoro di adeguarlo alle norme redazionali della rivista. Invitiamo a fare il possibile per seguire queste istruzioni soprattutto per quanto riguarda la bibliografia, le quali tra l'altro rendono più facile la lettura e la comprensione del testo; lo stile bibliografico che abbiamo scelto è infatti quello più comodo, sia per chi scrive che per chi legge, in quanto permette meno fraintendimenti, e a questo stile si sono uniformate alcune delle principali riviste internazionali del settore (International Journal of Psychoanalysis, Psychoanalytic Quarterly, Journal of the American Psychoanalyitc Association, etc.).

I manoscritti

Mentre in passato gli articoli (quelli che una volta venivano chiamati "manoscritti") dovevano essere semplicemente inviati in tre copie, ora grazie alla diffusione della posta elettronica (che riduce enormemente i tempi e i costi) occorre inviare il testo solo per E-Mail in un file allegato (attachment) al coordinatore della redazione (Paolo Migone, Via Palestro 14, 43123 Parma PR, Tel. 0521­-960595, E-Mail <migone@unipr.it>). Il file deve essere in formato Word (oppure RTF), non in formato PDF, dato che il PDF non può essere elaborato (ad esempio non si può modificare per renderlo anonimo ai referees). Nel caso vi fosse bisogno di copie cartacee, verranno richieste direttamente all'autore. Se l'autore non dispone della posta elettronica, può facilmente far copiare (anche tramite scanner) l'articolo da una qualunque copisteria ed inviare per posta il floppy disk con il testo (ma più sicuro è utilizzare il file originario con cui è stato scritto l'articolo, che sicuramente esiste se non è stato scritto a mano, dato che sono praticamente scomparse le macchine da scrivere). Si auspica comunque che tutti gli autori dispongano della posta elettronica o di un collega che faccia da tramite in tal senso.

La rivista pubblica preferibilmente articoli originali, mai usciti precedentemente in alcuna forma; se un articolo è già stato pubblicato altrove o è in corso di pubblicazione (ad esempio come parte di un libro o in un'altra lingua), l'autore deve specificarlo e dare gli estremi di quella pubblicazione, perché questo è un elemento importante ai fini della decisione se pubblicarlo o meno. E' assolutamente vietato mandare lo stesso articolo a più riviste contemporaneamente, poiché ciò farebbe lavorare inutilmente i referees di quelle riviste in cui l'articolo non potrebbe essere pubblicato se accettato da un'altra rivista. L'autore che, magari per risparmiare tempo, manda un suo articolo simultaneamente a più riviste commette una scorrettezza estremamente grave, mancando di rispetto non solo nei confronti della rivista ma anche del lavoro dei referees, che è molto impegnativo. Se un articolo inviato non viene accettato per la pubblicazione, viene comunicato al più presto all'autore, ma la direzione non si ritiene in dovere di restituire le copie cartacee eventualmente spedite, né l'eventuale dischetto. Tranne rare eccezioni, vengono sempre date le motivazioni per cui l'articolo è stato rifiutato (in genere per E-Mail). Tutti gli articoli vengono mandati "in doppio cieco" a 3-5 referees (a volte più, fino a 8 o 9 e a volte a un numero maggiore), ma alcuni articoli possono essere respinti già ad un primo livello di selezione, prima ancora di inviare le copie in lettura anonima ai referees (dato che ai referees viene richiesto un grosso lavoro, anche in termini di tempo, a volte la direzione non se la sente di impegnarli per esaminare articoli che appaiono già molto scadenti e che quindi verrebbero sicuramente rifiutati), altri vengono accettati col solo giudizio della direzione senza la risposta dei referees, e in rarissimi casi non vengono inviate agli autori le valutazioni dei referees anonimi (vedi le "Istruzioni per i referees"). In queste scelte la direzione si vuole riservare un margine di discrezione, per vari motivi, e gli autori devono esserne consapevoli prima di inviare un loro scritto per una possibile pubblicazione. In ogni caso, i referees fungono da "consulenti", il loro giudizio non è vincolante, ed è la direzione che si assume la responsabilità di accettare o rifiutare un articolo. I testi degli articoli, inoltre, dovrebbero – per quanto possibile – essere scritti in modo tale da non poter identificare gli autori, affinché i referees anonimi possano giudicare l'articolo serenamente, senza essere influenzati da una loro eventuale conoscenza degli autori. Nel caso comunque gli articoli contengano parti da cui sia possibile risalire alla identità degli autori (ovviamente a cominciare dal nome in prima pagina, ma anche altrove), la direzione le modifica o le elimina dalla copia del file che viene inviato ai referees, per poi riutilizzare il file originario per l'eventuale pubblicazione (gli autori, quando inviano l'articolo, possono   e questa è una cosa gradita – già segnalare le parti dell'articolo che a questo scopo andrebbero tolte, ad esempio evidenziandole in giallo). Gli autori poi devono sapere che se un articolo non viene accettato per la pubblicazione ciò può non significare assolutamente che l'articolo non sia "valido" o di "buona qualità": è possibilissimo che l'articolo sia molto valido e di ottima qualità, ma che in quel momento non interessi alla rivista, o che vi siano già troppi articoli in lista di attesa, o che la redazione si sia semplicemente "sbagliata" nella valutazione. Può senz'altro accadere che riviste internazionali o molto conosciute pubblichino articoli rifiutati da Psicoterapia e Scienze Umane (ad esempio, certi articoli di ricerca empirica su aspetti molto specifici del processo psicoterapeutico possono venire rifiutati, anche se molto validi, perché la rivista tende a pubblicare preferibilmente lavori di carattere meno specifico, di review, che riguardano tematiche più generali, di riflessione teorico-critica, o interdisciplinari, etc.)  Infine, gli autori quando inviano un articolo per la pubblicazione devono sapere che in certi casi può venire pubblicato non nei mesi seguenti ma molto tempo dopo, per cui devono essere preparati a questa eventualità. 

In nota a piè di prima pagina si mette l'indirizzo completo dell'autore ed eventuali annotazioni riguardanti l'articolo (per queste note si utilizzano i simboli * e **, mentre per le note nel testo si utilizzano i numeri progressivi si raccomanda di limitare al minimo le note a piè di pagina, che comunque non devono mai essere utilizzate per riferimenti bibliografici). All'inizio dell'articolo, dopo il titolo e il nome dell'autore (o i nomi degli autori) si deve scrivere il riassunto in italiano (Riassunto), mentre il riassunto in inglese in inglese (Abstract) va alla fine dell'articolo, prima della bibliografia; i riassunti devono essere lunghi un massimo di 960 battute l'uno, limite questo raccomandato da varie banche dati internazionali, come ad esempio PsycINFO dell'American Psychological Association (si ricordi che per "battute" si intendono anche gli spazi). Ogni riassunto deve contenere in modo chiaro i punti salienti dell'articolo, e deve essere espresso col soggetto in terza persona (esempi: "L'autore sostiene che...", oppure "La schizofrenia è..."; non scrivere mai "Io ritengo che..."). All'inizio dell'Abstract in inglese deve comparire il titolo dell'articolo tradotto in inglese in grassetto. Alla fine del Riassunto e dell'Abstract si devono scrivere, tra parentesi quadre, cinque "Parole chiave" e cinque "Key words", rispettivamente, che indichino con chiarezza gli argomenti trattati. Queste parole chiave servono per la indicizzazione dell'articolo nelle banche dati internazionali, e vengono anche utilizzate per gli indici analitici dell'annata (se possibile, e per i termini biomedici, le parole chiave dovrebbero essere redatte secondo le linee guida dei Medical Subject Headings [MeSH] della National Library of Medicine [NLM] del National Institute of Health [NIH] degli Stati Uniti).

Si raccomanda di essere chiari nell'esposizione, di non andare troppo spesso a capo (non solo per non allungare il testo, ma anche perché i capoversi dovrebbero denotare non le singole frasi, ma il passaggio da un argomento all'altro), e sopratutto di non inviare articoli troppo lunghi (più lungo è l'articolo, meno ha probabilità di essere pubblicato). Sono previsti 4 tipi di carattere: normale, tutto maiuscolo, corsivo, grassetto (detto anche neretto). Quasi mai vi dovrebbero essere parole scritte in tutto maiuscolo; il titolo dell'articolo va in grassetto e con una dimensione carattere lievemente superiore; il nome dell'autore va in corsivo; i titoli di eventuali parti in cui si suddivide l'articolo vanno in grassetto ed allineati a sinistra; i titoli di eventuali ulteriori sottoparagrafi del testo vanno in corsivo e sempre allineati a sinistra. Il corsivo inoltre va usato per le parole in lingua straniera, e anche per evidenziare parole o frasi brevi dando loro una particolare enfasi. Per dare maggiore risalto a parole o frasi, e anche per citazioni non letterali, è preferibile usare le virgolette inglesi (cioè quelle curve, come qui: "virgolette inglesi"), mentre le citazioni esatte vanno tra virgolette caporali (cioè «virgolette caporali» [le virgolette caporali aperte si ottengono digitando ALT + 174, mentre quelle chiuse si ottengono digitando ALT + 175]). In questo modo salta più facilmente agli occhi del lettore la diversità tra i due tipi di testo virgolettato (per le parti virgolettate all'interno di una frase essa stessa tra virgolette, si possono usare le virgolette dell'altro tipo oppure gli apostrofi): come si diceva, le citazioni esatte o letterali vanno tra virgolette caporali (come in «citazione esatta»), e se sono lunghe si deve andare a capo e saltare una riga sia all'inizio che alla fine della citazione (in sede di stampa queste citazioni più lunghe verranno in corpo minore, ed è bene che lo siano anche nella versione originale); le citazioni non letterali e le parole a cui si vuole dare un particolare risalto vanno tra virgolette inglesi (come in "citazione non letterale", oppure "parola enfatizzata"). Se all'interno di una citazione si vuole saltarne una parte, è bene indicarla con tre puntini tra parentesi cioè così (...) anziché solo coi tre puntini, altrimenti non si riesce a distinguere se i puntini erano nel testo originale oppure no. Si ripete che le citazioni che sono tra virgolette caporali devono essere esatte, e devono terminare con i riferimenti delle pagine tra parentesi (ad esempio: pp. 73-74) qualora non siano già state specificate prima. Si precisa, per coloro che volessero inviare il testo già parzialmente formattato, che il rientro della prima riga di ogni paragrafo è di 0,5 cm., sia nel testo che nelle note (i titoli non hanno rientro), mentre nella bibliografia finale è sporgente di 0,5 cm.

Non si devono mai lasciare degli spazi prima dei seguenti segni di interpunzione: . (punto) , (virgola) : (due punti) ; (punto e virgola) ! (punto esclamativo) ? (punto interrogativo) " (virgolette inglesi chiuse) » (virgolette caporali chiuse). Il motivo è semplice: l'inserimento di questi spazi, oltre a non essere corretto, può far andare a capo e quindi spezzare il testo, col risultato che si trova ad esempio un punto interrogativo o esclamativo (o delle virgolette) in un'altra riga (per il motivo uguale ma opposto, si devono sempre lasciare degli spazi dopo questi stessi segni di punteggiatura, altrimenti si "legano" le parole e si impedisce di andare a capo, e inoltre non si devono lasciare degli spazi dopo le virgolette aperte). Per quanto riguarda i trattini, come è noto ve ne sono tre tipi: quelli brevi ( - ), quelli medi ( – ), e quelli lunghi ( — ). I trattini brevi vanno riservati alle parole composte, ad esempio: "analisi storico-critica", oppure per i numeri, ad esempio: "negli anni 1970-80", "pp. 46-47", "pp. vii-viii", "pp. XV-XVI", etc. (i trattini brevi non devono mai essere preceduti o seguiti da spazi). I trattini medi (che si ottengono digitando ALT + 0150) vanno invece usati per le frasi incidentali, cioè per aprire una sorta di parentesi nel testo, e in questo caso deve sempre esservi uno spazio prima e uno dopo il trattino (ad esempio: «Vede dottore – disse il paziente – oggi mentre venivo da lei...»); i trattini medi possono essere usati anche per indicare il segno meno. I trattini lunghi invece è preferibile non usarli mai. A proposito di anni, è preferibile scrivere "anni 1920, anni 1960, etc." invece che "anni Venti, anni Sessanta, etc.", in quanto questo permette di evitare fraintendimenti nel caso non sia del tutto chiaro il secolo a cui ci si riferisce (e questa regola è diventata particolarmente utile dopo il 2000).

Le parole italiane che finiscono con la lettera "e" accentata hanno in genere l'accento acuto (perché, poiché, affinché, né, sé, etc.), tranne la terza persona singolare del presente del verbo essere (è), alcuni nomi comuni (bebè, caffè, tè, cioè, etc.) e alcuni nomi propri (Noè, Giosuè, Mosè, etc.). La lettera "e" maiuscola accentata si ottiene digitando alt + 0200, e non è preferibile scriverla così: E'. La parola "sé" ha l'iniziale minuscola quando si usa come pronome (ad esempio: dentro di sé, lo tenne per sé, etc.), mentre va sempre maiuscola (Sé) quando viene usata come concetto (ad esempio: il Sé e gli oggetti, le teorie del Sé, etc.).

Si raccomanda di non formattare il testo manualmente con il tabulatore o con una serie di spazi (ad esempio quando si vuole andare a capo facendo rientrare la prima riga dei capoversi, oppure nella bibliografia), perché per elaborare il testo questi spazi devono essere poi tolti uno per uno, con ore di lavoro in più. Il testo va formattato in modo automatico con gli appositi comandi del programma di videoscrittura (che in genere è Microsoft Word). Chi non è pratico di word processing è bene che non si cimenti in questi tentativi e lasci il testo così com'è.

Seguono ora le norme da seguire su tre importanti aspetti (il conflitto di interessi, il consenso informato, e i diritti umani e degli animali nel caso di sperimentazioni umane o sugli animali), secondo le direttive degli "Uniform requirements for manuscripts submitted to biomedical journals" dell'International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) del febbraio 2006 (Go to the English version).

Conflitto di interessi

Un conflitto di interessi può sussistere quando un autore (o la sua istituzione), un referee o un membro della redazione hanno rapporti personali o economici che possono influenzare in modo inappropriato il loro comportamento. Questo conflitto può esistere anche se il soggetto ritiene che tali rapporti non lo influenzino. Sta alla direzione della rivista gestire nel miglior modo possibile eventuali conflitti di interessi (ad esempio tramite il sistema dei referees anonimi in doppio cieco), e agli autori può venire richiesta una dichiarazione in merito. La rivista Psicoterapia e Scienze Umane, forse unica rivista italiana del settore, è completamente indipendente e auto-finanziata (si sostiene economicamente solo tramite gli abbonamenti e le vendite nelle librerie), non riceve finanziamenti di alcun tipo, come scelta di principio non ospita mai pubblicità (nonostante questa possa essere estremamente reminerativa), ed è completamente autonoma da qualunque istituzione o associazione pubblica o privata.

Consenso informato

L'esposizione di eventuale materiale clinico deve essere sempre fatta in modo attento cosicché non sia assolutamente possibile identificare il paziente (ad esempio cambiando nome, iniziali, città, nome di ospedali, professione e possibilmente sesso, impiego, caratteristiche della famiglia, etc., salvo che non si tratti di elementi assolutamente rilevanti per la comprensione del caso). Se vi è un pur minimo dubbio che non sia stata raggiunta la completa anonimità del paziente di cui si parla nell'articolo, occorre ottenere il consenso informato, nel qual caso nell'articolo pubblicato si deve menzionare che è stato ottenuto il consenso informato. Non è però sufficiente che venga ottenuto il consenso informato, occorre anche che il paziente si impegni a non rivelare a nessuno che l'articolo si riferisce a lui (altrimenti si infrange il segreto professionale, e la responsabilità ricade comunque sull'autore dell'articolo), per cui l'autore dell'articolo è tenuto a richiedere al paziente un impegno in tal senso.

Diritti umani e degli animali

Se vengono riportati esperimenti umani, gli autori devono indicare che le procedure seguite sono in accordo con le normative vigenti e con la Dichiarazione di Helsinky del 1975 così come è stata revisionata nel 2000. Se vengono riportati esperimenti su animali, gli autori devono indicare che le procedure seguite sono state in accordo con le normative vigenti sia in Italia sia nel paese dove sono stati condotti gli esperimenti, se diverso dall'Italia.

I riferimenti bibliografici

I riferimenti bibliografici nel testo

All'interno del testo i riferimenti bibliografici si indicano col cognome dell'autore seguito da uno spazio e dall'anno della prima pubblicazione in lingua originale tra parentesi tonde ad esempio "Freud (1899) disse che..."  oppure col cognome dell'autore tra parentesi seguito da una virgola, spazio e anno – ad esempio "(Freud, 1899)". Si possono evitare le parentesi nel caso che l'anno e il nome dell'autore compaiano nel testo e non siano possibili fraintendimenti (ad esempio: "Freud nel 1899 disse che..."). Se si vuole indicare la pagina, questa va indicata in parentesi nel testo preceduta da "p." dopo l'anno seguito da una virgola, e non nella bibliografia alla fine dell'articolo (ciò permette di fare nel testo diversi riferimenti alla stessa voce bibliografica senza doverla ripetere più volte nella bibliografia), ad esempio "Freud, 1899, p. 54". Se la pagina si riferisce all'edizione originale e non alla traduzione italiana eventualmente indicata nella bibliografia alla fine dell'articolo, allora si deve aggiungere "ediz. orig." (ad esempio: "Loewald, 1980, p. 56 ediz. orig."); se nella bibliografia alla fine dell'articolo sono indicate più traduzioni, allora si deve specificare l'anno della traduzione a cui si fa riferimento (ad esempio: "Loewald, 1960, p. 97 trad. it. del 1994"). Se vi sono diverse pubblicazioni dello stesso autore nello stesso anno, si fa seguire l'anno da lettere minuscole dell'alfabeto in progressione (ad esempio: "Rossi, 1981a, 1981b"). Se vi sono tra parentesi più riferimenti dello stesso autore con indicato il numero delle pagine, le virgole serviranno a separare un riferimento dall'altro e non l'anno dalle rispettive pagine; il punto e virgola si usa per separare autori diversi, sempre all'interno della stessa parentesi. Se gli autori sono due, devono essere scritti entrambi e collegati dal simbolo "&", che può essere usato anche per collegare gli ultimi due autori se sono tre. Se gli autori sono più di tre, si scrive il cognome del primo autore seguito da et al. (in corsivo perché sono parole latine: et alii). Esempi possibili di riferimenti bibliografici nel testo sono i seguenti:

Freud (1899) disse che... Secondo la teoria del sogno (Freud, 1899)... Inoltre Freud (1914a, 1914b) affermò che... Nel 1938 Freud concluse che... I principi della terapia cognitiva (Beck et al., 1979) affermano che... Kernberg (1981, p. 35) testualmente dice che... Secondo il concetto di "mondo rappresentazionale" (Sandler & Rosenblatt, 1962)... In varie occasioni Freud (1899 p. 67, 1910 p. 220, 1914a p. 470) puntualizzò che… Vari autori (Kohut, 1971, p. 103; Goldberg, 1978, p. 34; Basch, 1981, p. 154) hanno affermato che… I riferimenti a questo riguardo sono molti (Kohut, 1971, p. 75; Freud, 1899 p. 102, 1910 p. 330). Eissler (1953) scrisse che «ogni introduzione di un parametro comporta il rischio che venga temporaneamente eliminata una resistenza senza che sia stata adeguatamente analizzata» (p. 65). Ma Eissler disse anche che «dopo aver rimosso un ostacolo attraverso un parametro, il significato che questo parametro ha avuto per il paziente e le ragioni per cui è stata necessaria la sua scelta devono essere esaminati in modo retrospettivo» (ibidem, p. 66). 

I riferimenti bibliografici nella bibliografia alla fine dell'articolo

I riferimenti nella bibliografia alla fine dell'articolo devono essere solo quelli citati nel testo, cioè non è permesso elencare voci che non compaiono nel testo. Le voci vanno elencate senza numerazione, in ordine alfabetico secondo il cognome del primo autore e, nel caso di cognomi simili (ad esempio Melanie Klein e George S. Klein ), secondo l'iniziale del nome di battesimo; se vi sono cognomi e iniziali di nomi di battesimo uguali, i nomi di battesimo vanno scritti per esteso (e possibilmente non si deve scordare, per maggiore chiarezza, la middle initial a maggior ragione, questa regola va tenuta presente nel testo, soprattutto se vi sono autori che hanno uguale anche l'iniziale del nome di battesimo, ad esempio Daniel N. Stern e Donnel B. Stern). L'anno va tra parentesi subito dopo il cognome e l'iniziale del nome dell'autore, seguiti da un punto, così: "Freud S. (1910).". Se il nome proprio dell'autore è di due nomi (cioè se vi è anche una middle initial), così come è consuetudine nei paesi anglosassoni (ma a volte anche in Italia, ad esempio "Giovanni Andrea Fava", "Pier Francesco Rossi", etc.), si devono scrivere le due iniziali non separate da uno spazio (ad esempio: Fava G.A., Rossi P.F., Kernberg O.F., etc.). Le virgole devono separare un autore dall'altro, non il cognome di un autore dall'iniziale del proprio nome di battesimo (come prescritto dallo stile dell'APA), il che appesantirebbe il testo e potrebbe confondere. 

I titoli delle riviste e dei libri vanno sempre in corsivo (si ricordi che i titoli delle riviste e dei libri in inglese, ma non i titoli degli articoli, hanno le iniziali delle parole, esclusi gli articoli e le congiunzioni, in caratteri maiuscoli). I titoli degli articoli e dei capitoli di libri vanno invece sempre in caratteri normali, senza virgolette (queste sono riservate per titoli di conferenze, relazioni presentate a convegni, titoli di tesi di laurea, materiale non pubblicato, etc.). I titoli devono terminare con un punto. Per i libri, la città sede della casa editrice, seguita da due punti, va sempre prima del nome della casa editrice (ciò permette di distinguere la città dalla casa editrice nel caso di nomi poco noti); se l'anno di pubblicazione è diverso da quello originale, va messo dopo il nome della casa editrice preceduto da una virgola, altrimenti è sufficiente l'anno tra parentesi all'inizio della voce bibliografica dopo il nome dell'autore. Se, per motivi di ricerca storica (ad esempio nel caso delle opere di Freud), si vuole evidenziare che un lavoro è stato pubblicato uno o più anni dopo la sua stesura, si deve scrivere prima l'anno di stesura e poi l'anno di pubblicazione tra parentesi quadre, ad esempio: "Freud S. (1938 [1940])". Per gli articoli di riviste, dopo il titolo della rivista, una virgola e uno spazio, si scrive prima il numero del volume (che in genere identifica l'anno, per cui potrebbe essere omesso, ma non va tralasciato sia anche perché in certi casi non identifica l'anno, sia perché è una regola internazionale metterlo sempre), poi virgola, spazio, numero del fascicolo seguito da due punti, spazio, numeri della prima e dell'ultima pagina divisi da un trattino, punto. In quei casi di riviste in cui la numerazione delle pagine non è per volume (cioè per anno) ma per fascicolo (come è stato per Psicoterapia e Scienze Umane dall'origine fino al 2003 compreso), è importante non omettere il numero del fascicolo (come invece fanno molte riviste internazionali) altrimenti è impossibile capire di che fascicolo si tratta. Le pagine dei capitoli di libri invece, se specificate, sono precedute da "pp.". Si può fare una eccezione, a questo riguardo, per le opere di Freud o di altri autori che, seppur pubblicate come libri, nella stesura della bibliografia si possono considerare come "riviste", a cui va aggiunta però la casa editrice alla fine, ad esempio: "Freud S. (1914). Introduzione al narcisismo. Opere, 7: 413-472. Torino: Boringhieri, 1975.". I titoli delle riviste più conosciute possono essere specificati con le abbreviazioni internazionali, ma non è obbligatorio (la abbreviazione ufficiale di Psicoterapia e Scienze Umane, che è stata assegnata dall'ISSN International Centre, è Psicoter. Sci. Um., ma è preferibile lasciare il nome intero; non va bene scrivere Psicot. Sc. Um. perché con "psicot." e "sc." iniziano anche le parole "psicotici" e "schizofrenia", inoltre "sci." è l'abbreviazione internazionale per "scienze"). Se si tratta di lavori stranieri tradotti, mettere per quanto possibile la traduzione italiana tra parentesi preceduta da "trad. it.:" (l'anno dopo il nome dell'autore, all'inizio della voce bibliografica, deve essere comunque quello della prima edizione in lingua originale). Per le opere di Freud si può tralasciare la edizione originale (quella inglese della Standard Edition, tra l'altro, utilizza l'anno di pubblicazione e non del reale completamento dell'opera, mentre l'edizione della Boringhieri riporta, più correttamente, l'anno in cui realmente Freud completò i lavori). Nel caso sia citato il capitolo di un volume anch'esso citato in bibliografia o nel caso siano citati più capitoli dello stesso volume, è preferibile far riferimento a quel volume, che a questo punto deve essere citato a parte, senza riscriverlo interamente ogni volta.

Infine, nella bibliografia andrebbe indicato, alla fine di ogni voce bibliografica, il DOI (Digital Object Identifier), che è un codice che identifica in modo univoco la voce bibliografica. Il DOI può essere facilmente reperito su Internet, ad esempio facendo un copia e incolla della voce bibliografica su Google: compare quasi sempre l'articolo presso una banca dati, che riporta anche il DOI, che così può essere riportato nella bibliografia con un copia e incolla. Un altro modo facile per reperire il DOI è attarverso mEDRA (per una ricerca estesa: http://www.medra.org/en/search.htm) oppure CrossRef (http://www.crossref.org/guestquery/), che forse è preferibile perché più accurato. Se non si riuscisse a reperire il DOI (ad esempio nel caso di voci bibliografiche di molti anni fa), ovviamente si omette.

Ecco alcuni esempi di voci bibliografiche:

Andrews G. (2001). Placebo response in depression: Bane of research, boon to therapy. British Journal of Psychiatry, 178, 3: 192-94. DOI: 10.1192/bjp.178.3.192.
Bateson G., Jackson D.D., Haley J. & Weakland J. (1956). Towards a theory of schizophrenia. Behavioral Science, 1, 4: 251-264 (trad. it.: Verso una teoria della schizofrenia. In: Cancrini L., a cura di, Verso una teoria della schizofrenia. Torino: Boringhieri, 1977, pp. 75-100). 
Beck A.T. (1993). Cognitive therapy: Past, present, and future. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 61: 194-98. DOI: 10.1037/0022-006X.61.2.194.
Beck A.T., Rush A.J., Shaw B.F. & Emery G. (1979). Cognitive Therapy of Depression. New York: Guilford (trad. it.: Terapia cognitiva della depressione. Torino: Boringhieri, 1987).
Beebe B. (1983). Mother-infant mutual influence and precursors of self and object representation. In: Masling J., editor, Empirical Studies of Psychoanalytic Theories. Vol. 2. Hillsdale, NJ: Analytic Press.
Bellak L. & Small L. (1965). Emergency Psychotherapy and Brief Psychotherapy, 1st ed. (2nd ed.: 1978). New York: Grune & Stratton (trad. it.: Psicoterapia d'urgenza e psicoterapia breve. Roma: Il Pensiero Scientifico, 1983).
Benedetti G. (1988). "Intervento nel dibattito sulla relazione di John Gunderson al Convegno Internazionale New Trends in Schizophrenia", Bologna, 14-17 aprile (incisione su nastro).
Benedetti G. (1989). Comunicazione personale.
Freud S. (1899 [1900]). L'interpretazione dei sogni. Opere, 3. Torino: Boringhieri, 1966.
Freud S. (1910). Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci. Opere, 6: 213-276. Torino: Boringhieri, 1974.
Freud S. (1914a). Per la storia del movimento psicoanalitico. Opere, 7: 381-438. Torino: Boringhieri, 1975.
Freud S. (1914b). Introduzione al narcisismo. Opere, 7: 413-472. Torino: Boringhieri, 1975.
Freud S. (1938 [1940]). Compendio di psicoanalisi. Opere, 11: 569-634. Torino: Boringhieri, 1979.
Galli P.F. (1992). La persona e la tecnica. Appunti sulla pratica clinica e la costruzione della teoria psicoanalitica. Milano: Il Ruolo Terapeutico, 1996 (II ed.: Milano: Franco Angeli, 2002).
Goldberg A., editor (1983). The Future of Psychoanalysis. New York: International Universities Press.
Kernberg O.F. (1981). Structural interviewing. Psychiatric Clinics of North America, 4, 1: 169-195 (trad. it.: La intervista strutturale. Psicoterapia e Scienze Umane, 1983, XVII, 4: 22-55). Anche in: Severe Personality Disorders. Psychotherapeutic Strategies. New Haven, CT: Yale University Press, 1984, chapter 2 (trad. it.: Disturbi gravi della personalità. Torino: Bollati Boringhieri, 1988, cap. 2).
Kernberg O.F. (2001). "Some thoughts regarding innovations in psychoanalytic education". Presented at the International Psychoanalytic Association (IPA) Executive Council Meeting in Puerto Vallarta, Mexico, January 7, 2001. Final Draft: January 30, 2001 (trad. it.: Alcuni pensieri sulle innovazioni nella formazione psicoanalitica. Psicoterapia e Scienze Umane, 2003, XXXVII, 2: 35-49).
Kernberg O.F., Burnstein E., Coyne L., Appelbaum A., Horowitz L. & Voth H. (1972). Psychotherapy and psychoanalysis: Final report of the Menninger Foundation's Psychotherapy Research Project. Bulletin of the Menninger Clinic, 36: 1-275.
Kohlberg L., La Crosse G. & Ricks D. (1972). The predictability of adult mental health from childhood behavior. In: Wolman B.B., editor, Manual of Child Psychopathology. New York: McGraw-Hill.
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Web Editor: Paolo Migone